Etanaka Germaine Bombampete, dall’Africa con l’Abruzzo nel cuore




Fonte: Newsabruzzo.it

ORTONA (CH) – Tra i tavolini di un caffè sul viale principale di Ortona, la superba città adriatica che in questo imbrunire estivo regala ai molti che vi passeggiano struggenti rossori del cielo, verso il mare, una donna bellissima mi aspetta: è Etanaka Germaine Bombaptete. La sua storia mi è sembrata subito interessante per i lettori di newsabruzzo.it: la signora Bombaptete è arrivata in Italia dal Congo, che allora si chiamava ancora Zaire, nel 1981.

“Da subito ho sentito un grande affetto, un grande calore attorno a me –mi dice nel suo italiano ricco ed elegante- : ero a Roma, non sapevo una sola parola d’italiano, ero giovane e volevo conoscere l’Italia. Ma prima dovevo imparare la lingua: sono così andata a Perugia, dove c’era e c’è ancora l’Università per stranieri. Lì ho passato due anni intensi: erano gli anni ’80, un decennio per me bellissimo, tutto era più semplice, le persone erano più aperte, più affettuose…”

E poi la scoperta delle delizie culinarie italiane e dei magnifici paesaggi del Belpaese, da Roma, dall’Umbria fino a Milano, dove per due anni sfila sulle passerelle dell’alta moda, prima di tornare nella sua terra, in Africa.

“Lì ho iniziato a lavorare per una compagnia petrolifera, e lì ho conosciuto il mio attuale marito. Un italiano, un abruzzese di Pescara: era destino che io stessi in Italia!

“Così, dopo il matrimonio, nel 1998, sono arrivata qui in Abruzzo: già dall’autostrada, venendo dal nord, sono stata abbracciata da tutto questo verde, da queste colline dolcissime, dagli ulivi che si stagliavano sul paesaggio marino. Un colpo di fulmine. E mentre andavo alla scoperta delle meraviglie di questa regione, che non ho mai smesso d’amare, sono andata, per la prima volta in vita mia, in un frantoio, ad Atessa, a vedere la spremitura delle olive: che spettacolo! Assaggiare quell’olio appena molito è stata un’emozione fortissima: ero entusiasta come una bambina alle giostre.

“Siccome nella casa che avevamo comprato ad Ortona, in campagna, c’erano trentacinque ulivi, e poiché volevo rispettare le tradizioni abruzzesi, avevo un desiderio fortissimo di fare il mio olio. Così mio marito mi ha comprato un frantoio…”

Un regalo, insomma…

“Sì sì, un regalo bellissimo: un frantoio a Tollo, che è stato aperto negli anni ’30, con macchinari del 1954, una produzione completamente tradizionale. Ho sempre scelto le migliori olive, biologiche, e le ho sempre spremute con una grande attenzione alla qualità, e non alla quantità: le produzioni infatti oscillano tra i 1000 e i 2000 litri all’anno, dipende dalla resa. Un olio extra vergine abruzzese, ricco di polifenoli e dalla bassissima acidità”.

E gli altri produttori della zona, come hanno reagito al suo ingresso nel loro mondo, un mondo tradizionalmente maschile e contadino?

“All’inizio un po’ ho sofferto delle resistenze e del rifiuto da parte degli altri produttori, mi dicevano: “Ma che ci stai a fare tu qui?”. Ma li capisco: una donna, nera, che da un momento all’altro si mette a fare l’olio e si compra un frantoio è senza dubbio un fatto strano! Ma poi ho capito che la loro diffidenza nasconde una mancata abitudine a fare squadra, a camminare insieme. Spesso le incomprensioni pongono freno alla collaborazione e alla crescita. Questo mi dispiace moltissimo: amo talmente tanto l’Abruzzo che vorrei che ovunque nel Mondo si parlasse delle sue bellezze, dei suoi ottimi prodotti”.

E lei cosa pensa sia necessario fare per superare questa situazione che oramai sento denunciare da molto tempo senza che cambi niente?

“Evitare di sprecare le occasioni come si è fatto in passato: le Camere di Commercio hanno un ruolo fondamentale di coordinamento e di promozione del territorio abruzzese. Troppo spesso non si portano all’estero prodotti di qualità, ma prodotti più noti  e più spendibili sul mercato: così le grandi specialità dell’artigianato e della cultura abruzzese non sono valorizzati. Penso al vino, all’eccellente vino abruzzese, o ai salumi, ai formaggi, e naturalmente all’olio”.

Qual è il mercato del suo olio dell’Antico Frantonio Bombampete?

“Strano a dirsi, lo vendo anche in Abruzzo! Poi a Milano, a Bologna, in Svizzera. Mi dispiace non poterlo vendere nel mio paese: lì l’olio extravergine è visto come prodotto di lusso e i dazi sono elevatissimi. Ma a Brazzaville (la capitale del Congo che prende nome dal favoloso esploratore italiano del XIX secolo, Pietro Paolo Savorgnan di Brazzà, ndr) riesco almeno a vendere i miei prodotti cosmetici”.

Infatti da un anno, oltre all’olio, Germaine produce una linea di cosmetica di circa 15 prodotti col marchio Villa Eta.

“Con questo nome ho inteso richiamare il senso profondo dell’accoglienza: la villa come luogo dell’ospitalità esclusiva, Eta che è l’abbreviazione del mio nome. Nei miei prodotti ho cercato invece di coniugare le mie due tradizioni: quella africana, attraverso il burro di karité, e quella abruzzese attraverso l’olio di oliva. Villa Eta è anche il luogo che vorrei creare nella mia casa di Ortona: qui vorrei portare il frantoio e aprire un bed and breakfast, così da permettere ai visitatori stranieri di immergersi, come ho fatto io anni fa, in questa atmosfera straordinaria che produce la molitura dell’olio, immersi nella campagna, mangiando buone cose e bevendo i grandi vini abruzzesi”.

Che coraggio! Nonostante tutti i problemi, le diffidenze, le resistenze incontrate, la signora Bombampete vuole ancora investire sull’Abruzzo, portare il suo buon nome ovunque nel mondo.

“Per me è un onore, un orgoglio abitare in Abruzzo, e il mio amore sterminato per questa regione mi fa sempre ben sperare, con l’ottimismo che mi porto dentro dalla mia terra d’Africa. Anzi, il coronamento di questo mio piccolo impegno imprenditoriale e della mia grande passione sarebbe ricevere un riconoscimento dalla Regione Abruzzo: una donna, straniera, che viene incoraggiata dalla terra dove ha scelto di vivere. Che meraviglia sarebbe!”.

Già, che meraviglia.

Marzio Maria Cimini